Intervista di Eugenio D'Alessio per mediaXpress

Articolo di Eugenio D'Alessio                                                         18 gennaio 2014, 10:39
                         Aut. Trib. di Napoli n. 12 del 15 gennaio 2003
 
Io, Antonio, prevedo i terremoti
 
Anno, mese, luogo e ora: è possibile prevedere con precisione una futura scossa di terremoto o l’eruzione di un vulcano? L’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia in una pagina del suo sito si esprime in maniera chiara, negando tale possibilità. Certo, esistono alcuni precursori i quali potrebbero suggerire una maggiore probabilità che un sisma si verifichi, ma senza mai pervenire a qualcosa di meno approssimativo di quanto già sappiamo. Capito?
Bene, adesso dimenticatelo. Antonio Romino è nato a Napoli nel 1948 e abita a Portici insieme alla sua passione per la matematica e a quella per l’arte, alle sue tele e ai suoi barattoli di vernice. Un interesse verso la scienza e la natura, a metà tra geografia e geologia. Ah, e poi c’è una cosa, dice: prevede i terremoti. Ha un sito: http://www.ilsismografoumano.it e una pagina Facebook, questa. Né più, né meno. 
 
Ci parli di lei, signor Romino.
 
La Riviera di Chiaia, a Napoli, è il posto che mi ha visto nascere nell’estate del ’48, ma adesso risiedo a Portici. Da piccolo a chi mi chiedeva cosa avrei fatto da grande rispondevo senza esitare “lo scienziato”, e a parte la grande passione per la matematica, che mi ha sempre accompagnato, per il resto non avrei mai pensato che un giorno scienze della terra, eruzioni e terremoti avrebbero avuto un ruolo tanto importante nella mia vita.
 
Ascolti, nel giugno 2013 il Capo della Protezione Civile Franco Gabrielli affermò, in riferimento alla possibilità di prevedere un sisma, le seguenti parole: “la scienza ci dice che tutto questo non è possibile”. Lei cosa ne pensa?
 
Rispondo con le stesse parole che usai quando ebbi modo di leggere tale affermazione: continuerò a formulare le mie previsioni e le chiamerò con questo nome finché la scienza non le esaminerà. Era il 1985 quando ebbi un
colloquio con l’allora ministro della protezione civile Zamberletti; i miei studi, avallati dal prof. Luongo, che allora dirigeva l’Osservatorio Vesuviano, erano finiti sulla sua scrivania. Mi fu assicurato che sarebbero stati esaminati nei dipartimenti predisposti e mi sarebbe stata data una risposta. Anche Panorama a tal proposito scrisse un articolo. Sono ancora in attesa di quella risposta. 
 
Ma signor Romino, un metodo scientifico per leggere in anticipo le attività sismiche non c’è, e lei dice, al contrario, di riuscirci. Com’è possibile?
 
Se un metodo scientifico non c’è è solo per il fatto che la scienza non sa o non vuole approfittare di ciò che si muove intorno a questo argomento. Non voglio dire di avere un metodo di previsione valido ai fini scientifici. Ma se riesco a fare previsioni non di rado anche di tipo deterministico con ottime probabilità di verifica, suppongo che per farlo stia usando un metodo ripetitivo con cui riesco a leggere in anticipo. Ho molti testimoni, questo è un dato di fatto. Concordo nel non chiamarlo “metodo scientifico” ma di qualcosa con cui è possibile fare previsioni deve pur trattarsi. E’ su questo punto che non concordo: perché la scienza evita di contattarmi e pur conoscendomi bene continua a negare ogni evidenza?
 
 In pratica come avverrebbe tutto questo?
 
Come avviene non posso saperlo. So con certezza che nel corpo umano esiste un numero di recettori sui quali convergono impulsi rilasciati dagli eventi sismici prima del loro manifestarsi. Aver individuato un primo precursore mi ha avvantaggiato nella ricerca di altri di diverso genere. All’inizio si trattava di semplici percezioni; la sorpresa fu grande quando compresi che ad ogni punto del corpo corrispondeva un unico punto ipocentrale della terra. La magnitudo poteva essere calcolata in base alla pressione più o meno alta dell’impulso; la località poteva essere individuata grazie alla raccolta dei dati in archivio. All’inizio risultava anche abbastanza semplice individuare il tempo, perché giostrava intorno a pochi giorni. Nel corso degli anni, però, questo tempo è aumentato progressivamente: dai 5/7 giorni iniziali, dopo 10 anni si è passati a un mese esatto tra il precursore e l’evento. Oltre questo precursore ve n”è un altro simile rilasciato da eventi delle zolle continentali e qui il tempo tra il precursore e la scossa è limitato a sole 24/72 ore. Un terzo precursore mi da la possibilità di fornire previsioni quotidiane, ma di tipo globale, entro un raggio di circa 1500 km da Napoli con un anticipo di circa 5 giorni sulle eruzioni vulcaniche e 7 giorni riguardo altri eventi sismici. Le probabilità di successo di queste previsioni sono abbastanza alte, forse sull’ordine del 70%. Il rimanente 30% non credo vada a vuoto, piuttosto dipende dalle mie capacità limitate nel saper comprendere ed attribuire la giusta verifica.
 
Capisco. E da quando avverrebbe questo fenomeno?
 
Dal terremoto dell’Irpinia. Viaggiavo spesso lungo l’autostrada Napoli-Bari e ogni qualvolta passavo presso il km 54 notavo un legame tra i resti di un’abitazione crollata, che mi ricordava il sisma vissuto, e quelle strane radiazioni che colpivano il mio corpo in un determinato punto. Poi vi fu il Bradisismo flegreo. Per me fu la prova del nove: circa 4mila scosse e tutte, anche le più lievi, percepite con un anticipo esatto di 5 giorni. Non restò altro da fare che prendere nota delle percezioni e confrontarle con le notizie rilasciate dai media.
 
 Va bene ma i numeri? Ciò che prevede si verifica? Esempi ci sono?
 
Esempi? Tanti, a partire dalle eruzioni etnee degli ultimi mesi fino al numeroso elenco di verifiche riportate nelle pagine del mio sito personale. Questa attività di ricerca è stata confortata da continue verifiche. Sarebbe stato da stupidi sprecare 30 anni della propria esistenza nel perseguire un fatto demenziale. Erano i continui risultati che ottenevo a farmi pensare che stavo facendo qualcosa di buono per la società. Alla scienza non ho mai chiesto niente in cambio. Non avrebbero dovuto far altro che cercare di comprendere i miei precursori e abbinarli ad un macchinario in grado di rilevarli così come fa il corpo umano. 
 
Quindi la comunità scientifica non le ha mai dato ascolto. Secondo lei perché?
 
Ho sempre cercato un dialogo con la comunità scientifica. Il mio obiettivo è stato quello di far comprendere loro che attraverso le percezioni sarebbe stato possibile risalire in qualche modo ai precursori. Le soddisfazioni migliori le ho raccolte tra il 2000 e il 2003, negli USA, dove ho avuto modo di sviluppare la ricerca discutendone in un forum che raccoglieva gente di scienza e chiunque si occupasse seriamente di previsioni sismiche. Ho
ricevuto incoraggiamenti a proseguire avendo il piacere di vedere alcune delle mie previsioni valutate con metodi matematici da importanti autorità scientifiche. Ormai sono rassegnato al fatto che la scienza non muoverà mai un dito per saperne di più e l’unico scopo che mi dà ancora la forza di proseguire in questo estenuante lavoro di ricerca rimane principalmente quello di essere d’aiuto ai cittadini vesuviani, i quali non avrebbero alcuna speranza di salvezza nel malaugurato caso in cui il Vesuvio si risvegliasse. Io mi dico: se riesco a prevedere gli umori dell’Etna che mi sta tanto lontano, se sono stato di una precisione certosina nel prevedere le tante scosse del Bradisismo flegreo, se prevedo eventi che accadono a migliaia di km da me, perché non dovrei essere altrettanto preciso nel prevedere a tempo i movimenti del vulcano su cui vivo?

Scritto martedì 08 aprile 2014 alle 21:31

Tags: previsioni, precursori, sciami, terremoti, vulcano

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